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Importanti novità sui contributi INPS dei soci lavoratori di S.r.l. – Le recenti sentenze della Cassazione

Una serie di recentissime sentenze della Corte di Cassazione, pubblicate tra settembre e ottobre 2026, ha introdotto un’importante novità riguardante i contributi INPS dovuti dai soci lavoratori di società a responsabilità limitata (S.r.l.), iscritti alla Gestione artigiani o commercianti.

Fino ad oggi, secondo l’interpretazione adottata dall’INPS, tali soci erano tenuti a versare i contributi previdenziali sulla propria quota del reddito fiscale prodotto dalla società, indipendentemente dal fatto che gli utili fossero effettivamente distribuiti oppure lasciati all’interno della società.

La Corte di Cassazione, con numerose sentenze tra cui le nn. 25377, 25378, 25383, 25465, 25466, 25467 e 25630 del 2026, ha invece affermato un principio diverso: gli utili prodotti dalle S.r.l. e non distribuiti ai soci, ma accantonati a riserva, non devono essere assoggettati a contribuzione INPS.

Si tratta di un cambiamento particolarmente significativo, che potrebbe comportare una riduzione anche considerevole dei contributi previdenziali dovuti dai soci lavoratori.

È importante precisare che tale orientamento riguarda le S.r.l. che non hanno optato per il regime di trasparenza fiscale. Per le società che applicano tale regime, infatti, il reddito viene imputato direttamente ai soci, indipendentemente dalla sua effettiva distribuzione.

Cosa cambia concretamente?

Per comprendere la portata della novità, immaginiamo una S.r.l. che realizzi un reddito fiscale di 100.000 euro e che abbia un socio lavoratore titolare del 50% delle quote.

Secondo la precedente interpretazione dell’INPS, il socio avrebbe dovuto considerare, ai fini contributivi, 50.000 euro, anche qualora la società avesse deciso di non distribuire alcun utile.

Seguendo invece il nuovo orientamento della Cassazione, se gli utili non vengono distribuiti e il socio non possiede altri redditi d’impresa rilevanti ai fini previdenziali, la contribuzione sarebbe limitata a quella calcolata sul reddito minimale previsto annualmente.

Come comportarsi con le dichiarazioni dei redditi in scadenza?

Le sentenze della Cassazione rappresentano certamente un’importante novità, ma occorre evidenziare che, alla data odierna, l’INPS non ha ancora fornito chiarimenti ufficiali sulle modalità con cui intende applicare il nuovo orientamento giurisprudenziale.

Personalmente ritengo difficile che l’Istituto possa adeguare in tempi brevi le proprie procedure e le proprie interpretazioni a quanto stabilito dalla Cassazione.

Considerando inoltre che il termine per la presentazione del modello Redditi PF 2026, relativo all’anno 2025, è fissato al 2 novembre 2026, ritengo che, almeno per le situazioni più semplici, nelle quali la società non abbia distribuito utili, possa essere opportuno valutare di applicare già nella dichiarazione di prossima scadenza i principi affermati dalla Cassazione, compilando conseguentemente il quadro RR.

Per quanto riguarda invece le dichiarazioni degli anni precedenti, per le quali potrebbero emergere contributi versati in eccesso, ritengo preferibile attendere eventuali chiarimenti dell’INPS prima di procedere con dichiarazioni integrative e richieste di rimborso.

Questa soluzione consentirebbe di tenere conto immediatamente delle recenti pronunce per l’anno 2025, rinviando a un momento successivo le valutazioni relative al recupero dei contributi versati negli anni passati.

Occorre tuttavia sottolineare che si tratta di una scelta che presenta alcuni margini di incertezza. Le sentenze della Cassazione non comportano automaticamente l’adeguamento delle procedure dell’INPS e, in assenza di indicazioni ufficiali, non si può escludere che l’Istituto continui ad applicare la propria precedente interpretazione, con la possibilità di contestazioni o richieste di pagamento.

Restano inoltre da chiarire le modalità di determinazione dei contributi nel caso in cui gli utili vengano effettivamente distribuiti ai soci.

Conclusioni

Le recenti sentenze rappresentano un’evoluzione favorevole per molti soci lavoratori di S.r.l., ma la situazione non può ancora considerarsi definitivamente chiarita sotto il profilo operativo.

Il mio orientamento è quindi quello di valutare l’applicazione dei nuovi principi già nelle dichiarazioni relative al 2025, soprattutto in assenza di distribuzione di utili, e di attendere ulteriori sviluppi per gli anni precedenti.

Naturalmente, ogni posizione dovrà essere esaminata individualmente, considerando anche il rischio di eventuali contestazioni da parte dell’INPS.

Casale Monferrato, lì 13 ottobre 2026

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